“Il termine, coniato nel 2008 dalla consulente di design sostenibile Kate Fletcher. Descrive un approccio alla moda che è decisamente in contrasto con il ciclo del fast fashion a cui ci hanno abituato i colossi dell’abbigliamento low cost. Meno costa più capi posso permettermi di acquistare.

Un ritmo che non è più sostenibile per il pianeta e per molti paesi in via di sviluppo.

Qui entra in gioco lo slow fashion. Sensibilizzando e rendendo consapevole il consumatore finale di tutto il processo che sta alle spalle della macchina della moda.

Non si limita a promuovere una moda sostenibile e virtuosa a livello ambientale, ma anche a livello sociale.

Nel 2004 viene creata una fiera, Ethical Fashion Show, a Berlino. Salone della moda etica in cui espongono stilisti di varie provenienze con collezioni dove si garantiscono i diritti sociali dell’uomo, degli animali e dell’ambiente creando prodotti di qualità. Questa fiera in sintonia allo slow.

Il Fast Fashion, invece è il processo di imitazione di tendenze e stili da parte dei grandi designers e grandi aziende di moda.

Le loro proposte a prezzi sempre piú bassi per essere competitivi sono causa di effetti negativi per l’ambiente e per le persone che partecipano alla loro produzione.

Related Posts