Paolo Pastore, direttore di Fairtrade, racconta sé stesso e il marchio di certificazione equa su Slow+Fashion+Design.

Mi reputo una persona dinamica e intraprendente, ma penso anche di essere fortunato, perché faccio un lavoro che mi piace molto e a cui mi posso dedicare con passione. Grazie a Fairtrade e alla mia storia lavorativa precedente ho acquisito una professionalità che cerco di mettere a servizio di un cambiamento economico, e ne vado fiero.

LA MISSION DI FAIRTRADE

Fairtrade è il Marchio internazionale di certificazione del commercio equo. Gli Standard Fairtrade sono sviluppati da Fairtrade International, un’organizzazione globale che raggruppa gli agricoltori e i lavoratori nei continenti in cui operiamo (Africa, America Latina e Asia e Pacifico), oltre alle Organizzazioni Nazionali dei singoli Paesi consumatori.

Il nostro obiettivo è assicurare migliori condizioni commerciali ai contadini e ai lavoratori più svantaggiati dei Paesi in via di sviluppo, dando l’opportunità alle persone in Italia, Europa o altri paesi di acquistare, nei negozi e nei supermercati, prodotti che hanno una storia diversa, che rende più giustizia ai diritti dei lavoratori.

Caratteristica peculiare di Fairtrade come organizzazione è che, nell’Assemblea Generale, i Gruppi che coordinano le attività dei produttori e le Organizzazioni nazionali hanno pari numero di seggi. Significa che il potere decisionale è equamente distribuito tra chi produce e chi consuma, e che quindi il modello di “sviluppo” che proponiamo è compartecipato.

Per la maggior parte delle materie prime, coltivate nei Paesi in via di sviluppo e poi trasformate nei Paesi più sviluppati, quali ad esempio caffè, cacao, banane, Fairtrade è una certificazione di prodotto, non di organizzazione. Questo significa che il marchio su un prodotto riconosce che la materia prima contenuta nelle confezioni è stata ottenuta nel rispetto di determinati standard sociali e ambientali Fairtrade. Pertanto non si certifica l’eticità di un’organizzazione, ma il modo in cui un prodotto specifico è stato ottenuto.

GLI STANDARD PER IL TESSILE

Esiste uno Standard Fairtrade per il cotone, che funziona secondo questo principio. Per una filiera articolata come quella del tessile, dove non solo i coltivatori, ma anche gli operatori successivi soffrono della mancanza di potere contrattuale, della volatilità dei prezzi, della mancanza di sicurezza sul lavoro e delle altre sfide poste da questo complesso settore, Fairtrade ha sviluppato, da due anni a questa parte, un apposito programma e uno standard di filiera.

L’obiettivo è quello di migliorare le condizioni di lavoro, i salari e i diritti dei lavoratori del tessile lungo tutta la filiera. È un approccio diverso dal semplice auditing di certificazione: è la combinazione di uno standard forte con un programma che sostiene i lavoratori e le aziende sul territorio.

Richiede alle aziende coinvolte degli impegni di lungo termine, stabilendo in un arco temporale definito di 6 anni entro il quale tutti i lavoratori devono guadagnare un salario dignitoso.

FAIRTRADE IN ITALIA

Gli obiettivi di Fairtrade per quello che riguarda l’Italia nei prossimi anni sono il potenziamento delle filiere di banane, cacao, caffè e zucchero, che da un punto di vista commerciale riservano ampi margini di crescita nel nostro Paese.

Per la verità, Fairtrade certifica anche prodotti di grandi multinazionali, per esempio del cacao. Questo perché il nostro obiettivo principale rimangono i piccoli produttori e per generare un vero impatto positivo su queste piccole organizzazioni non possiamo rimanere nella nicchia. Abbiamo bisogno di volumi: idealmente, solo quando tutto il cacao, lo zucchero, il caffè, le banane del mondo saranno vendute secondo i criteri Fairtrade noi potremo dire di aver raggiunto il nostro obiettivo.

D’altra parte, tuttavia, circa l’80% degli agricoltori con cui lavora Fairtrade sono piccoli produttori agricoli, ovvero contadini che lavorano su appezzamenti di terra di circa 2 ettari in media. Sono proprio queste persone che hanno maggiormente bisogno del nostro aiuto, di associarsi per costruire gruppi “forti” e di ottenere il supporto tecnico per avviare relazioni commerciali più solide.

Il settore tessile/abbigliamento è molto interessante, con un grande fermento intorno alla sostenibilità dimostrato dal moltiplicarsi di brand, eventi e sfilate riguardanti la moda sostenibile – più dal punto di vista ambientale che etico.

Per Fairtrade, al momento il cotone non è uno dei prodotti che genera più impatto sulle effettive vite dei produttori e dei lavoratori, e il nuovo Standard sul tessile va in effetti in questa direzione. Tuttavia, il sistema Fairtrade è impegnato nel movimento di opinione verso la moda etica e sostenibile, prendendo parte e sostenendo ad esempio la campagna Fashion Revolution. Inoltre abbiamo recentemente partecipato con uno stand all’Ethical Fashion Show di Berlino.

Ritengo che al di là di alcuni esperimenti o tentativi operati per la sostenibilità da marchi più o meno noti, la moda ad oggi rappresenti ancora una grande sfida, per le complessità che caratterizzano la filiera.

PAOLO PASTORE E LO SLOW

Della filosofia slow apprezzo l’idea che la moda dovrebbe restituire valore a tutti i soggetti impegnati nei processi produttivi, in contrasto con un modello consumistico pressoché imperante. Restituire qualità ai capi che si indossano significa rendere le persone orgogliose di portare pezzi unici, e questo mi piace molto.

Essere sostenibili oggi significa anzitutto informarsi correttamente rispetto alle proprie scelte di consumo, e comportarsi di conseguenza. È sempre più facile informarsi, sia online che offline, tuttavia la pigrizia e l’abitudine fanno spesso abbassare il livello di guardia.

Il mio invito alle persone è di prendersi del tempo, ad esempio davanti allo scaffale del supermercato o davanti all’etichetta di un capo, per capire la differenza tra le diverse proposte – perché scegliendo una marca piuttosto che un’altra, che ne siamo consapevoli o meno, sosteniamo le scelte commerciali, e non solo, di quell’azienda.

Io per natura sono ottimista, e mi sento di dire che nei prossimi anni mi aspetto una crescita sempre maggiore dell’interesse delle persone rispetto alla sostenibilità, e che certe scelte di consumo diventeranno sempre di più una abitudine piuttosto che una eccezione.

I giovani sono molto più sensibili delle vecchie generazioni su questi temi. Non si tratta solo di una sensazione, ma anche di una tendenza che come Fairtrade rileviamo dal nostro particolare punto di osservazione sui consumi da parte degli italiani, e dai risultati di ricerche di mercato che periodicamente commissioniamo.

 

FAIRTRADE ITALIA

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– Pratibha Cotton Farm, India. Foto archivio Fairtrade (Produttori di cotone e dettaglio)
– Paolo Pastore, Direttore Fairtrade Italia