Conoscere l’impronta idrica oggi è fondamentale per un nostro consumo consapevole.

Sempre più spesso si parla di acqua nascosta e averne la consapevolezza è fondamentale poiché i numeri sono importanti. Quella che usiamo per la nutrizione, per l’igiene personale e la pulizia domestica, nonostante il consumo medio, giornaliero, procapite italiano, sia di 245 litri, è nulla rispetto a quella che non è percepita fisicamente. 

Milioni di litri nascosti vanno a costituire la nostra impronta idrica, un indicatore che misura l’impatto ambientale sulle risorse idrogeologiche che il nostro stile di vita comporta.

L’IMPRONTA IDRICA e LA PRODUZIONE

L’impronta idrica si calcola considerando l’acqua utilizzata per la produzione di un bene in modo diretto e indiretto. Ad esempio, per la produzione di jeans non basta considerare l’acqua necessaria alle fasi di lavorazione o colorazione del tessuto, ma si considera l’acqua che è stata consumata per produrre il cotone, che ha un’impronta idrica di 11.000 litri per kilo. 

Quindi per produrre un paio di jeans occorrono più di 8.000 litri di acqua, per una t-shirt 1.500 litri.  La pelle, per borse e scarpe, necessita 16.000 litri per kilo. Per una singola tazzina di caffè c’è un consumo, solo di produzione, pari a 140 litri di acqua dolce, un piatto di spaghetti al pomodoro, considerato una pietanza sostenibile, 230 litri. Una pizza margherita ha bisogno di 1.259 litri di acqua, di cui il 50% per produrre la mozzarella, il 44% per la pasta e il 6% per il pomodoro. 

Anche la carta consuma molta acqua nella crescita degli alberi prima e nel processo di lavorazione poi, un kilo di carta ha infatti, bisogno di 450 – 600 litri.

L’impronta idrica varia non soltanto in funzione del tipo di prodotto, ma anche del luogo e del momento in cui è avvenuta la produzione di quel bene.

Le pesche prodotte in Italia in questo periodo, necessitano di 450 litri per ogni kilo, mentre nello stesso periodo, per la medesima quantità in Cina servono servono 1.120 litri.  (dati Water Footprint Network). Anche per questo motivo è importante prediligere prodotti a chilometro zero o quantomeno del territorio nazionale.

IL CONSUMO D’ACQUA

L’impronta idrica di un capo di abbigliamento pregiato, non varia rispetto ad uno simile di bassa qualità, l’acqua per la produzione, la lavorazione, l’imballo ed il trasporto, è la medesima.

Nel caso di un paio di jeans, a volte è pure superiore poiché in paesi dove vengono prodotti a basso costo, il riciclo dell’acqua dei trattamenti, non è regolato come in Italia, ed il consumo idrico per trasporto e per la commercializzazione è notevole rispetto ad un capo prodotto e confezionato nel nostro territorio.

Alla luce di questi dati, sapere che circa 2,7 miliardi di persone nel mondo soffrono per scarsità d’acqua,  fa riflettere.

È possibile e secondo noi doveroso, adottare accorgimenti per il risparmio idrico iniziando da un consumo consapevole.