GLI EDIFICI SONO SEMPRE PIU’ VERDI…

Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare dei rampicanti.

Frank Lloyd Wright

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Il grande maestro americano dell’architettura, pur riferendosi alla situazione estrema di dover porre rimedio ad un errore, aveva certamente colto l’efficacia della morbida e discreta presenza delle piante nel mitigare l’impatto di architetture anche di dimensioni notevoli nel sovraffollato contesto urbano moderno.

 

Elemento vegetale negli edifici

Con il medesimo principio oggigiorno sempre più spesso si introduce l’elemento vegetale negli edifici fin dal momento della progettazione. Talvolta alla ricerca di una architettura sostenibile che, nel cuore, forse non lo è, più spesso alla ricerca degli effetti positivi che questa attitudine produce sull’edificio.

Dando per scontato il piacevole impatto estetico di una lussureggiante superficie vegetale, possiamo elencare alcuni degli aspetti tecnici che dovrebbero indurci a prendere in considerazione una scelta di questo tipo:

  • Regolazione termica: La traspirazione delle piante raffresca l’aria e l’intercapedine ne favorisce la circolazione
  • Depurazione dell’aria: la fotosintesi favorisce l’assorbimento dell’anidride carbonica e la produzione di ossigeno. Inoltre le piante migliorano la qualità dell’aria assorbendo le polveri sottili e altri agenti inquinanti.
  • Coibentazione termica: Si riduce notevolmente l’irraggiamento diretto del sole sulla parete con una sensibile diminuzione del surriscaldamento estivo dell’edificio. In caso di piante a foglia caduca, inoltre, si ottiene il doppio effetto di ombreggiamento estivo e di irraggiamento invernale sfruttando il naturale apporto calorico del sole.
  • Protezione della struttura: Il rivestimento vegetale forma una parziale barriera dagli agenti atmosferici.
  • Isolamento acustico: Miglioramento delle prestazioni acustiche dell’edificio  grazie alla riduzione del riverbero.
  • Benefici psicologici: La presenza del verde ha un effetto rilassante grazie all’ancestrale attrazione dell’uomo nei confronti di un ambiente naturale.

Nuove tecnologie

Va da sè che dovranno essere messi in atto alcuni accorgimenti per evitare gli effetti potenzialmente negativi come umidità, marcescenze, presenza di insetti e ristagni d’acqua.

In questo senso sono state sviluppate, negli ultimi decenni, tecnologie estremamente raffinate. Dal pioniere Patrick Blanc ( Musée du quai Branly a Parigi – 2006, Caixa Forum a Madrid – 2007) fino ad arrivare a soluzioni di “boschi verticali. Come quelli dello studio dell’architetto Stefano Boeri a Milano ( Bosco verticale – 2014).

Le soluzioni adottate dal Botanico francese Blanc e dall’architetto italiano Boeri, pur avendo il comune scopo di inverdire le pareti esterne degli edifici, sono completamente differenti.

Nel primo caso si tratta di una “pelle” tecnologica applicata alla facciata dell’edificio. Costituita da un sistema multistrato su cui attecchiscono e vegetano le piante senza la necessità di terreno di coltura, ma solamente grazie a feltri imbibiti da un apposito impianto di ferti-irrigazione.

Nel secondo caso è l’architettura stessa che si modifica e si espande per la formazione di terrazze di supporto per le essenze di diverse dimensioni a medio e basso fusto.

In entrambi i casi il costo per la realizzazione da parte di ditte specializzate di strutture e impianti, oltre alla manutenzione, raggiungono livelli elevati.  Non sempre alla portata di chi vorrebbe circondarsi di verde anche in contesti edilizi urbani.

“Green-friendly”

Tuttavia gli affascinanti e bellissimi manti di rampicanti che hanno avvolto e avvolgono liberamente e spontaneamente le antiche ville rurali, gli antichi casali agricoli e alcuni dei palazzi di molti centri storici italiani possono essere una valida alternativa, anche economicamente sostenibile, alla costosa e raffinata tecnologia colturale delle moderne pareti verticali.

Il profumatissimo gelsomino, la coloratissima vite americana e la tenace edera, piantumate a terra o in semplici vasi. Sottoposte a una minima manutenzione e annaffiatura nei periodi estivi, possono avere gli stessi effetti delle rutilanti architetture “green-friendly”.

Nella nostra esperienza abbiamo affrontato il verde verticale con tecnologie sofisticate e con soluzioni economiche. Ottenendo spesso risultati più che soddisfacenti con semplici reti metalliche o telai in legno (non di rado risultato di avanzi di cantiere). Utilizzati come struttura affiancata alla parte sulla quale far arrampicare gelsomini fioriti o vite americana dal rilassante verde estivo che diventa una tavolozza di colori arancioni marroni e rossi nella stagione autunnale.

Semplicemente attingendo alla tradizione architettonica del paesaggio italiano, possiamo imparare che il verde può essere utilizzato con grande intelligenza. Con un occhio di riguardo ai costi di realizzazione e manutenzione e sopratutto con efficace risultato estetico-architettonico.

 

QUIET ARCHITECTURE: www.qastudio.it

Architetto Alberto Salvadori e Moris Valeri.

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Siti di approfondimento:

www.stefanoboeriarchitetti.net/it

www.verticalgardenpatrickblanc.com

www.qastudio.it

 

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Foto:

Musée du quai Branly

Progetto architettonico: Jean Nouvel architetto

Progetto parete Verde: Patrick Blanc

Photo by Mark B. Schlemmer on Visualhunt.com CC BY

Photo by marsupilami92 on Visualhunt CC BY

 

Caixaforum Madrid

Progetto architettonico: Herzog & de Meuron  architetti

Progetto parete Verde: Patrick Blanc

Photo by mark bentley photography on Visualhunt CC BY-NC-ND

Photo by y entonces on Visual Hunt CC BY

 

Il Sereno Hotel 

Progetto architettonico: Patricia Urquiola architetto

Progetto parete Verde: Patrick Blanc

Photo by Marco Zanta

 

Atelier EERA – Sega di Cavaion – Verona 

Progetto architettonico: Quiet architecture

Progetto quadro verde: Sundar italia

Photo by Alberto Salvadori, by Matteo Gaburro,  by Marco Zanta